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Collegamento delle indagini ex articolo 371 cpp

In presenza di determinate situazioni di collegamento probatorio, il codice impone ai diversi uffici del Pubblico Ministero l’obbligo di coordinamento investigativo, al fine di garantire una maggiore economia ed efficacia delle indagini preliminari. Gli uffici dovranno, pertanto, scambiarsi tra loro atti ed informazioni e comunicarsi reciprocamente le direttive impartite alla polizia giudiziaria, con facoltà altresì di procedere congiuntamente al compimento di determinati atti di indagine.

L’articolo 371 comma 2 c.p.p. elenca i casi in cui le indagini si considerano collegate, e cioè:

a) in caso di connessione di procedimenti ex articolo 12 c.p.p.;

b) nel caso si tratti di reati dei quali gli uni sono stati commessi in occasione degli altri o per conseguire o assicurare al colpevole o ad altri il profitto, il prezzo, il prodotto del reato o l’impunità, ovvero quando sono stati commessi da più persone in danno reciproco o, ancora, se la prova di un reato o di una circostanza influisce sulla prova di un altro reato o di un’altra circostanza;

c) se la prova di più reati deriva, anche in parte, dalla stessa fonte.

Salvo quanto disposto in materia di procedimenti connessi (art. 12 c.p.p.), il collegamento delle indagini non ha effetto sulla competenza. Il legislatore del 1988 ha, infatti, intenzionalmente ridotto le ipotesi di connessione dei procedimenti eliminando – in particolare – quella di tipo probatorio, al fine di scongiurare la prassi abnorme dei c.d. maxiprocessi, sviluppatasi nel corso degli anni ottanta e consistente nella celebrazione di dibattimenti con centinaia di imputati e imputazioni.

Quando ricorre una delle ipotesi previste per il collegamento delle indagini, i Procuratori della Repubblica ne danno notizia al Procuratore Generale del rispettivo distretto ex art. 118 bis disp. att. del codice di procedura. Il difetto di coordinamento può, infatti, determinare l’avocazione delle indagini da parte del Procuratore Generale, quando trattasi di indagini relative ai reati di criminalità organizzata.

Pubblicato da Valeria Citraro

Laureata in Giurisprudenza con 108/110 presso l'Università degli Studi di Catania, con tesi in Diritto Processuale Penale dal titolo "La chiamata in correità. Struttura e Valutazione Probatoria". Abilitata all'esercizio della professione forense il 30/09/2016 con votazione 405/420.