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Contratto di governo Lega – 5 Stelle: gli accordi in materia penale

Recentemente, il Movimento 5 Stelle e la Lega hanno redatto e sottoscritto un accordo per poter amministrare insieme il nostro Paese. Diversi gli interventi programmatici fissati nel contratto di governo in materia penale, processuale e penitenziaria.

Si prevede, innanzitutto, la riforma della disciplina della legittima difesa domiciliare, eliminando gli elementi di incertezza interpretativa (con riferimento in particolare alla valutazione della proporzionalità tra difesa e offesa) che pregiudicano la piena tutela della persona che ha subito un’intrusione nella propria abitazione e nel proprio luogo di lavoro (… “difesa legittima sempre presunta”…).

Anche il giudizio abbreviato dovrà essere riformato, al fine di impedirne l’accesso per gli imputati di reati puniti con la pena dell’ergastolo e/o di uno o più delitti di cui all’articolo 51, comma 3 bis c.p.p.

Previsto anche l’inasprimento delle pene per il delitto di violenza sessuale, con l’introduzione di nuove aggravanti ed aumenti di pena quando la vittima è un soggetto vulnerabile ovvero quando le condotte siano particolarmente gravi. Ai fini della prevenzione e del contrasto del femminicidio, occorrerà inoltre impartire una specifica formazione agli operatori delle forze dell’ordine sulla ricezione delle denunce riguardanti reati a sfondo sessuale, stalking e maltrattamenti, per i quali sarà previsto anche un vero e proprio “codice rosso”.

È inoltre opportuno, si legge nel contratto di governo Lega – 5 Stelle, ridurre sensibilmente ogni eventuale margine di impunità per i colpevoli di reati particolarmente odiosi come il furto in abitazione, il furto aggravato, il furto con strappo, la rapina e la truffa agli anziani, modificandone le fattispecie ed innalzando le pene.

Attesa la progressiva precocità di comportamenti criminali, anche gravi, da parte di minori, si revisioneranno – in senso restrittivo – le norme che riguardano l’imputabilità, la determinazione e l’esecuzione della pena per il minorenne, eliminando inoltre la possibilità di trattamento minorile per il c.d. “giovane adulto” infra-venticinquenne.

Anche la prescrizione dei reati dovrà essere oggetto di riforma, parallelamente alle assunzioni nel comparto giustizia, al fine di ottenere un processo giusto e tempestivo ed evitare che l’allungamento del processo possa rappresentare il presupposto di una denegata giustizia.

Stoppata, inoltre,  la tanto attesa ‘riforma dell’ordinamento penitenziario’ promossa dal Ministro Orlando, che era quasi giunta ad attuazione con l’approvazione dello schema di decreto legislativo da parte del C.d.M. dimissionario. Si legge nell’accordo di governo:

È infine necessario riscrivere al fine di garantire la certezza della pena per chi delinque, la maggior tutela della sicurezza dei cittadini, valorizzando altresì il lavoro in carcere come forma principale di rieducazione e reinserimento sociale della persona condannata. (…)

Per garantire il principio della certezza della pena è essenziale riformare i provvedimenti emanati nel corso della legislatura precedente tesi unicamente a conseguire effetti deflattivi in termini processuali e carcerari, a totale discapito della sicurezza della collettività. Per far sì che chi sbaglia torni a pagare è necessario riformare e riordinare il sistema venutosi a creare a seguito dei seguenti provvedimenti: l’abrogazione e la depenalizzazione di reati, trasformati in illeciti amministrativi e civili, la non punibilità per particolare tenuità del fatto, l’estinzione del reato per condotte riparatorie anche in assenza del consenso della vittima, nonché i periodici ‘svuota carceri’. (…)

Si prevede altresì una rivisitazione sistematica e organica di tutte le misure premiali per garantire l’effettività del principio di rieducazione della pena. Occorre rivedere le nuove linee guida sul cd. “41-bis”, così da ottenere un effettivo rigore nel funzionamento del regime del “carcere duro”.

Il taglio giustizialista assunto in ambito penale dalle due forze politiche contraenti è evidente, tutto improntato allo slogan “più carcere e meno diritti = sicurezza pubblica”, ignorandosi del tutto il dato sulla recidiva che passa, in caso di misure alternative, dal 70% al 20%. Per non parlare poi del fatto, che la certezza della pena possa ben essere garantita anche dall’esecuzione di una misura alternativa (..?…).

Più che un intento riformatore, sembra trovarsi innanzi a un intento distruttivo di tutto ciò che negli anni si era pian piano costruito in maggiore aderenza ai principi costituzionali, riaffermandosi con prepotenza quella visione carcerocentrica che sembrava finalmente matura per tramontare.

Pubblicato da Valeria Citraro

Laureata in Giurisprudenza con 108/110 presso l'Università degli Studi di Catania, con tesi in Diritto Processuale Penale dal titolo "La chiamata in correità. Struttura e Valutazione Probatoria". Abilitata all'esercizio della professione forense il 30/09/2016 con votazione 405/420.