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Frode nell’esercizio del commercio, la vendita di aliud pro alio (art. 515 c.p.)

frode nell'esercio del commercio

Nel Capo II del Titolo VIIIDei delitti contro l’economia pubblica, l’industria e il commercio – del libro II  c.p., troviamo l’art. 515, rubr. Frode nell’esercizio del commercio:

Chiunque, nell’esercizio di un’attività commerciale, ovvero in uno spaccio aperto al pubblico, consegna all’acquirente una cosa mobile per un’altra, ovvero una cosa mobile, per origine, provenienza, qualità o quantità, diversa da quella dichiarata o pattuita, è punito, qualora il fatto non costituisca un più grave delitto, con la reclusione fino a due anni o con la multa fino a euro 2.065.

Se si tratta di oggetti preziosi, la pena è della reclusione fino a tre anni o della multa non inferiore a euro 103.

Il bene giuridico tutelato dalla norma oggetto della presente disamina va individuato nell’interesse dello Stato al leale esercizio del commercio. Non manca chi qualifica il reato come plurioffensivo, essendo posto a tutela anche dell’interesse del consumatore a non ricevere una cosa diversa da quella richiesta, ovvero dell’interesse del produttore a non vedere i suoi prodotti scambiati surrettiziamente con prodotti diversi (cfr. Cass. sez. III, n. 4375/1997).

Soggetti attivi del reato possono essere, non soltanto il titolare dell’esercizio, ma anche i dipendenti, i familiari, il rappresentante o il semplice mandatario, ed anche il socio che, benché non abbia alcuna ingerenza nella consegna della merce, abbia comunque concorso in qualsiasi modo nel fatto delittuoso. Inoltre, non essendo specificamente richiesta dalla norma la qualità di commerciante, quanto piuttosto che la condotta si esplichi nell’esercizio di un atto commerciale o in un pubblico spaccio, può essere autore della fattispecie anche il privato agricoltore o artigiano che vende direttamente i suoi prodotti al consumatore finale.

Qualora, tuttavia, la consegna di aliud pro alio sia stata operata da un dipendente, la responsabilità del titolare non viene meno, essendo egli tenuto ad osservare e far osservare tutte le disposizioni imperative concernenti l’esercizio dell’attività aziendale (v. Cass. sez. V, n. 1833/1983).

Guardando adesso all’elemento oggettivo, il delitto di frode nel commercio non postula che il prodotto consegnato sia alterato o nocivo alla salute del consumatore, ai fini della sua configurabilità. È sufficiente che venga consegnato un prodotto diverso per qualità di quello pattuito.

Si noti, inoltre, che la norma utilizza il termine “consegna”, la quale va distinto dal concetto di “porre in vendita”, che viene invece adoperato per la descrizione delle condotte delittuose previste ai successi artt. 516 (Vendita di sostanza alimentari non genuine come genuine) e 517 c.p. (Vendita di prodotti industriali con segni mendaci). Tuttavia, una tale distinzione non opera allorchè il bene – oggetto materiale del delitto – sia posto in vendita nelle forme del self-service, posto che in tal caso il porre in vendita il bene potrebbe coincidere con la consegna all’acquirente, il quale, al momento della sua materiale apprensione, ne valuta le caratteristiche sulla base delle indicazioni (scritte o orali) del venditore o di chi per lui.

Facendo riferimento alla casistica giurisprudenziale, si è ritenuto che integra il delitto in parola: la vendita di confezioni di olio di oliva “lampante” recanti la dicitura “vergine” (Cass. 37319/2005); la vendita di carne congelata per carne fresca, anche nel caso in cui la consegna avvenga all’interno di ristoranti (Cass. 9942/1983); la consegna, alla richiesta di prosciutto di Parma, di prosciutto non di Parma (Cass. 23008/2001); la consegna di mozzarella qualificata come di “bufala campana d.o.p.” che sia stata prodotta con latte bufalino surgelato, anziché fresco (Cass. 229561/2004); o, ancora, la pratica di massaggi presso centri estetici senza l’utilizzo delle specifiche creme o prodotti, aventi determinate caratteristiche ed un particolare marchio, il cui uso era pubblicizzato (Cass. 21732/2003).

La giurisprudenza di maggioranza ritiene configurabile il tentativo, allorchè il bene sia stato offerto in vendita al pubblico ma non materialmente trasferito all’acquirente. Dovrà trattarsi di un’offerta al pubblico qualificabile quale proposta contrattuale, che sia altresì idonea e diretta in modo non equivoco alla conclusione del contratto finale. Viceversa, il tentativo non sarà qualificabile, quando l’esercente detenga all’interno del proprio locale delle merci potenzialmente idonee ad essere oggetto di frode nel commercio, ma che tuttavia non siano esposte o in qualche modo offerte al pubblico (c. S.U. 21795/2000).

Il delitto di frode nell’esercizio del commercio si consuma soltanto con la consegna materiale del bene all’acquirente.

L’elemento psicologico richiesto consiste nel solo dolo generico, ossia nella coscienza e volontà di consegnare una cosa diversa da quella pattuita. I moventi dell’azione criminosa sono, invece, irrilevanti ai fini della configurabilità del delitto, che sussiste anche quando l’agente non si proponga come scopo quello di ingannare l’acquirente.

Posto che il reato in esame, benché collocato tra i delitti contro l’industria e il commercio, è idoneo a danneggiare direttamente il patrimonio dell’acquirente e/o del produttore, può ritenersi applicabile la circostanza attenuante del danno di speciale tenuità di cui all’art. 62 n. 4 c.p..

Quanto ai rapporti con altri reati, qui si rileva che, nel caso in cui l’acquirente venga indotto all’acquisto mediante artifici o raggiri, si configura il reato di truffa e non di frode nell’esercizio del commercio.

Quanto agli aspetti procedurali, il delitto in discorso è perseguibile d’ufficio ed è di competenza del Tribunale in composizione monocratica. Non sono consentiti il fermo o l’arresto, né la custodia cautelare in carcere.

Pubblicato da Valeria Citraro

Laureata in Giurisprudenza con 108/110 presso l'Università degli Studi di Catania, con tesi in Diritto Processuale Penale dal titolo "La chiamata in correità. Struttura e Valutazione Probatoria". Abilitata all'esercizio della professione forense il 30/09/2016 con votazione 405/420.