Odontoiatra vendita aliud pro alio: commette frode nell’esercizio del commercio?

La condotta del Medico Dentista che, nell’esercizio della professione di odontoiatra, vende e consegna alla persona offesa impianti dentari di origine e qualità diverse da quelle pattuite, impiantandogli nell’arcata dentaria elementi dentari in resina e non, come pattuito, in ceramica, può configurare il reato di cui all’articolo 515 c.p. (rubr. “Frode nell’esercizio del commercio”)?

Questo il caso sottoposto all’attenzione della Corte di Cassazione, sezione III penale, 10 agosto 2017 (ud. 15 marzo 2017), n. 39055, la cui pars motiva prende avvio dalla considerazione secondo cui l’art. 515 c.p., inserito nel titolo VIII del II libro del codice (relativo ai delitti contro l’economia pubblica, l’industria e il commercio), sanziona le condotte commesse nell’esercizio di una attività commerciale o in uno spaccio aperto al pubblico.

La norma incriminatrice in parola, tutela l’onesto svolgimento del commercio e non gli interessi patrimoniali dei singoli acquirenti. Ciò troverebbe conferma nell’esclusione della rilevanza del fatto che l’acquirente non abbia ricevuto alcun danno economico in conseguenza della consegna aliud pro alio.

Ampliare l’ambito di applicabilità della norma ad attività diverse da quelle commerciali, pur se svolte professionalmente e a scopo di lucro, significherebbe ammettere una non consentita estensione analogica in malam partem.

Deve pertanto escludersi, ad avviso dei Giudici di Piazza Cavour, la configurabilità nel caso in esame del reato di frode nell’esercizio del commercio, con riferimento allo svolgimento di attività medica di tipo odontoiatrico, che pur sempre si caratterizza per il fine di cura dei pazienti e di salvaguardia della loro salute, a differenza delle attività commerciali che si esauriscono nella causa di scambio di merci o servizi verso corrispettivo.

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