Crea sito

Pacca sul sedere: è violenza sessuale, se volontaria e manca il consenso della vittima

Anche il fugace schiaffo sulle natiche di una donna configura il reato di violenza sessuale: irrilevante la durata.

A ricordarlo è la III sezione della Corte di Cassazione, con sentenza n. 15245 del 2 febbraio 2017 – 28 marzo 2017. Il sedere, al pari della scollatura, delle gambe e di ogni altra parte “intima” del corpo femminile, è da considerare una zona erogena e come tale non può essere nemmeno sfiorato, in assenza del valido consenso della vittima. Nessun gesto scherzoso, o addirittura (secondo alcuni) nessuna lusinga: trattasi di un fatto riconducibile al delitto di violenza sessuale, per cui la vittima avrà legittima facoltà di esporre valida denuncia-querela.

Non importa se il fine avuto di mira dall’agente sia quello di compiere un atto di libidine, secondo la Suprema Corte, il gesto è di per sé sufficiente a configurare il reato di violenza sessuale, a prescindere anche del tempo di dura della pacca sul sedere femminile. Ciò che conta è la natura oggettivamente sessuale del comportamento posto in essere volontariamente (la natura del reato, rectius delitto, richiede l’elemento soggettivo del dolo). E, ovviamente, non ci deve essere il consenso della “vittima”.

Già in passato, la Cassazione aveva avuto modo di chiarire come la condotta sanzionata comprende qualsiasi atto che, risolvendosi in un contatto corporeo, pur se fugace ed estemporaneo, oppure in un coinvolgimento della sfera fisica di quest’ultimo, limiti la libertà di autodeterminazione della persona offesa nella sua sfera sessuale (Cass. sent. n. 7369/2006). Anche “il palpeggiamento delle natiche (pur se di breve durata) costituisce atto sessuale che integra il reato di violenza, in quanto l’autore commette un’effettiva e concreta intrusione nella sfera sessuale della vittima, ed essendo del tutto irrilevante, ai fini della consumazione, che il soggetto consegua o meno la soddisfazione erotica” (Cass. sent. n. 28505 del 22 maggio 2003).

Pubblicato da Valeria Citraro

Laureata in Giurisprudenza con 108/110 presso l'Università degli Studi di Catania, con tesi in Diritto Processuale Penale dal titolo "La chiamata in correità. Struttura e Valutazione Probatoria". Abilitata all'esercizio della professione forense il 30/09/2016 con votazione 405/420.