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La sentenza penale di condanna

Il giudice pronuncia sentenza penale di condanna quando ritiene che l’imputato sia colpevole del reato contestatogli al di là di ogni ragionevole dubbio (art. 533, comma 1, c.p.p.).

Tale regola di giudizio costituisce diretta applicazione della presunzione di innocenza dell’imputato stabilita dalla Costituzione. Lo standard probatorio richiesto per condannare è quello della c.d. elevata probabilità logica, ovvero occorre poter affermare logicamente che dalle risultanze probatorie non emerga il minimo dubbio sulla colpevolezza dell’imputato.

Il contenuto minimo di una sentenza di condanna comprende: l’accertamento del fatto, la sua qualificazione come illecito penale, l’affermazione che l’imputato lo ha commesso ed, infine, la determinazione della pena o di altra conseguenza penale. Vi sono poi altri contenuti eventuali, quali le pene accessorie, le misure di sicurezza, ed altri istituti che il giudice può applicare eventualmente, se ne ricorrano le condizioni, in sede di condanna.

Fra gli aspetti civili, rileva eventualmente la pronuncia sulla domanda di risarcimento del danno formulata dalla parte civile nelle sue conclusioni (c.d. statuizioni sulle questioni civili della condanna). Raramente, in caso di condanna al risarcimento del danno, il giudice pronuncia anche la liquidazione del danno, poichè le prove sulla quantificazione del danno richiedono tempo e perizie, ed il processo penale non è la sede naturale in cui svolgerle. Di conseguenza, quando per il giudice non è possibile procedere alla liquidazione sulla base degli atti, pronuncia condanna generica al risarcimento del danno e rimette le parti davanti al giudice civile.

In tale ipotesi, il difensore della parte civile, nelle conclusioni che presenta al termine del dibattimento, può chiedere al giudice di liquidare una determinata somma nei limiti del danno per cui si ritiene già raggiunta la prova (c.d. provvisionale) e nel successivo processo civile il giudice provvederà a liquidare la restante parte.

Pubblicato da Valeria Citraro

Laureata in Giurisprudenza con 108/110 presso l'Università degli Studi di Catania, con tesi in Diritto Processuale Penale dal titolo "La chiamata in correità. Struttura e Valutazione Probatoria". Abilitata all'esercizio della professione forense il 30/09/2016 con votazione 405/420.